Testimonianze concrete le troviamo nella storia della Repubblica Serenissima di Venezia, nelle pitture conservate nei Musei Vaticani, fino alla Corte d'Inghilterra. La razza, era ed è tutt'oggi conosciuta anche all’estero: Parigi, Londra, Berlino, Belgrado, Madrid, ecc., come risulta da articoli su riviste e libri quali: “Toutes Les Poules, Races of Domestic Poultry – England, ecc.
Dalla tenuta dei Dondi si ambientarono anche al circostante territorio padovano producendo nuovi incroci e fra questi probabilmente anche la gallina di Polverara.
A partire dal primo `900 raggiunse una notevole diffusione e fama per le qualità della sua carne e il gradevole aspetto ma nonostante ciò la "Razza Polverara" dovette piegarsi alla "Razza Livornese", che venne sostenuta da esasperati interessi commerciali.
Così questa specie rustica, che poco si adattava all'allevamento intensivo, si ridimensionò fino quasi all'estinzione tanto che cinque anni fa se ne contavano solo sette esemplari.
Oggi grazie ad un attento processo di recupero e valorizzazione è stata dichiarata razza protetta dalla Comunità Europea e reintrodotta negli allevamenti familiari.
Per la gente dei campi era una gioia immensa vederli poi crescere accanto alla chioccia legata ad un palo per una gamba con un metro di cordicella o imprigionata dentro la “criola”.
Se l’economia di famiglia lo consentiva, e quindi in casa circolava qualche “franco” o qualche “palanca”, frutto magari di qualche lavoretto artigianale: cucito, ricamo, sbalzi, le uova si potevano anche mangiarle altrimenti si vendevano.
Le uova si usavano soprattutto per cena, sode, all’occhio di bue, in camicia, in frittata, di tanto in tanto, e questo era un lusso, le uova si adoperavano per fare le tagliatelle oppure un dolce.
In caso di convalescenza da parto e da malattie e di forti anemie, si recuperavano energie al fisico debilitato con un “sbatudin” al giorno, vale a dire montando, a energici colpi di cucchiaio e unendovi un poco per volta una manciata di zucchero, un rosso d’uovo cui talvolta s’aggiungeva pure un “cicheto” di marsala.
Sempre con le uova di gallina si remuneravano per il servizio che prestavano in chiesa a favore dei fedeli, anche i chierichetti e i sacrestani.
questi ultimi a pasqua passavano di casa in casa dove trovavano i buoni cristiani che davano loro chi due uova, chi quattro e chi magari anche di più, quale modesto omaggio per il prestato servizio liturgico della messa e delle altre funzioni sacre, dei battesimi e dei funerali.
al sacerdote invece si offriva un cestino completo di uova fresche, con spesso accanto un paio di “polastre” in occasione delle rogazioni.
Oltre che in occasione di particolari festività, si mangiava immancabilmente gallina anche nei banchetti di nozze.
Nelle case dei “massariotti”, ovvero dei ricchi coloni, per questa occasione si ammazzavano un gran numero di capi di polli. affinché non si avariassero, venivano posizionati in cesti di vimini e venivano calati in fondo al pozzo, dove si mantenevano freschi e nel contempo si infrollivano.
Le “galline di Polverara” venivano chiamate dagli abitanti del posto le galline “s-ciata”, razza, per la loro tipicità unica, ma anche per le loro squisite carni e forse pure per una certa “nobile” fragilità che presentavano, soprattutto nelle prime settimane di vita.
Tra fine ottocento e primi del novecento a Polverara, in Via San Fidenzio si era costituita una cooperativa dove venivano appunto allevate e vendute in grande numero le “galline Polverara”. L’attività, florida per anni e anni, si ridusse agli albori del ventesimo secolo, fino a cessare dopo il primo conflitto mondiale. durante il periodo fascista, il governo, avendo prescritto l’istituzione di pollai provinciali per le varie razze avicole, non favorì di certo la salvaguardia delle specie locali, per cui anche la Polverara ne subì grave danno.
- Il ciclo vitale della gallina polverara cioè dalla sua nascita fino alla piena maturazione dei capi dura piu’ di 12 mesi.
- L’ambiente in cui vive e il cibo di cui si foraggia sono il segreto delle caratteristiche incontrastabili che la contraddistinguono dalle altre galline.







- Il piumaggio, l’eleganza, il portamento e la carne saporita sono un connubio perfetto.
- I pulcini nascono tra Febbraio e Marzo, essi rimangono al riparo dal freddo e dai pericoli dell’esterno fino a quando il tempo non glielo permette e raggiungono una certa grandezza.
- I pulcini escono verso Maggio, quando il tempo è mite e non serve più la mamma chioccia a scaldarli.
- Tutta l’estate vivono all’aperto, ricercano il cibo nelle radure, sotto gli alberi, si nutrono principalmente da soli e in modo selvatico.
- La maggior parte del cibo se lo procurano da soli, anche se l’uomo aggiunge alla loro dieta delle granaglie, appositamente combinate e fresche.
- Di notte dormono sugli alberi o in pollai appositamente sollevati da terra a cui si può accedere solo con delle scalette in modo che le galline si sentano difese e protette da eventuali predatori notturni.
- Verso Novembre e Dicembre i galli raggiungono la maturità, mentre le galline devono aspettare ancora 1 o 2 mesi per diventare delle buone galline.
- A Febbraio, cioè quando le galline sono mature, avviene la riproduzione
- Si fanno accoppiare galli bianchi con galline bianche e di conseguenza galli neri con galline nere.
- Si dividono i galli e per un pò il gallo vive isolato con un pò di galline fino a quando non si accoppia.
- Quando nascono le uova l’allevatore seleziona le uova, affinchè si raggiunga una razza perfetta.
- Solo le uova che avranno certe caratteristiche di forma, peso, colore, assenza di incrinature verranno messe a covare e daranno i nuovi pulcini, mentre le altre verranno usate per scopi alimentari.
- Tutta questa storia non ha nulla di strano è la storia della vita di un normalissimo pulcino, ma se pensiamo che non vive in una gabbia, che respira aria pulita e che mangia cibo sano.
- E' una gallina rustica, precoce e di facile acclimatamento.
- Produce eccellente carne morata, cioè scura.
- Di questa razza, da sempre conosciuta come "Schiata" o "S-ciata" di Polverara, esistono due varietà, quella bianca con riflessi giallognoli e becco giallo roseo e quella nera lucente, entrambe senza cresta e senza barbuglio. Hanno tarsi verde salice nella bianca, e tendenti al colore piombo nella nera.
- L'ossatura è leggera e il suo peso non supera i 3-4 kg ma la carne, leggermente più scura delle altre, è delicata e saporita.
- La gallina "Razza Polverara" depone circa 150 uova l'anno.
- Nel gallo l'aspetto generale evidenzia un portamento elegante, un'andatura vivace ed altezzosa, mentre la femmina manifesta un carattere più calmo.
- Al posto della cresta spuntano due cornetti carnosi ben visibili nel gallo, un po' schiacciati e uniti alla base, a differenza della gallina padovana che ne è priva.
- Entrambi portano sul capo un caratteristico e fiero ciuffetto ritto sulla testa e sporgente in avanti, ad elmo nel gallo e a spazzola nella gallina, ma che comunque non copre gli occhi.
- La barba o gorgiera è ridotta e i bargigli sfoggiano un roseo brillante.
- L'alta coscia e le zampe color ardesia.
- L'allevamento è a carattere familiare, con il pollame allevato all'aperto, perché, notoriamente, è un animale che male si adatta a vivere in spazi angusti.

"La Gallina Polverara: tra storia e tradizioni"
Valorizzare questo animale significa recuperare una parte di storia che appartiene ad un passato che non dev'essere dimenticato.
I documenti raccolti dimostrano come la nostra gallina, conosciuta fin dal XIV secolo, è stata più volte citata, anche da illustri autori. Il Tassoni nella sua opera più importante "La secchia rapita" ricorda che i "capponi di Polverara parean oche" e descrive questo luogo come "il regno dei galli".
Era conosciuta per il suo piumaggio bianco o nero lucente, per il ciuffo eretto e "scomposto" per la sua grandezza.
Il libro non si sofferma solo a contenuti di carattere storico, ma contiene testimonianze e ricordi della vita contadina che faceva della gallina un prodotto semplice ma indispensabile.
La carne assai saporita permette di realizzare ricette per tutti i palati e alla fine del volume ne sono contenute alcune, dalla più vecchia "Gallina alla canevra" e "Gallina col pien" a quelle realizzate recentemente da alcuni ristoratori.
Guarda il VIDEO ON-LINE della Mostra Mercato della Gallina Polverara edizione Dicembre 2007!!!!
Bibliografia
- Atti Biblioteca Comunale di Piove di Sacco
- Ricerca Pro Loco -1992, Antonio Bertin
- Documentazione fornita dal Sig. Francesco Pianta (allevatore della pregiata razza avicola "Gallina Polverara")
- Atti Professor Carlo Lodovico Fracanzani
- Atti Biblioteca Ispettorato Agricoltura Venezia
- Comune di Polverara
- Sito internet: www.gallinapolverara.it
- Un particolare ringraziamento al Biologo Andrea Mangoni, webmaster del sito: http://www.oryctes.com/gallinapolverara.html, per le informazioni forniteci riguardo alla gallina di Polverara.